LA PSICOSINTESI

La psicosintesi “E’ prima di tutto una concezione dinamica della vita psichica, quale lotta e conflitto costanti tra le molte forze differenti e contrastanti e un centro unificatore che tende sempre a controllarle, armonizzarle e a usarle”….”Da un punto di vista ancora più ampio e comprensivo la vita stessa ci appare come una lotta tra la molteplicità e l’unità – un travaglio e una aspirazione verso l’unione. Ci sembra di intuire che lo spirito – sia che venga concepito come Essere divino o energia cosmica – operando alla creazione tutta, vada a darle una forma d’ordine, armonia e bellezza, unendo tutti gli esseri (alcuni pronti, ma i più ancora ciechi e ribelli) tra loro con legami d’amore; così realizzando – lentamente e silenziosamente, ma vigorosamente e irresistibilmente – la Suprema Sintesi. (Assagioli 1976).

La psicosintesi sinonimo di crescita umana è un processo continuo d’integrazione di tutte le parti, aspetti ed energie dell’individuo in un’unità forte ed armoniosa. Come la maggior parte dei processi naturali questo può essere intensificato ed agevolato dalla consapevolezza, dalla comprensione e da tecniche specifiche.

La psicosintesi, come una delle prime forze della psicologia transpersonale, spazia oltre le barriere della psicologia personale e dell’individualità postulando un più profondo centro d’identità che include e trascende la nostra coscienza personale di tutti i giorni: il Sé. Il Sé, unico, si manifesta in ciascuno a livelli di consapevolezza e di autorealizzazione diversa. Il Sé personale o IO è il centro personale, riflesso della sua sorgente, il Sé transpersonale, di cui è l’”incarnazione”. “La psicosintesi porta la materia ad un punto di strema semplicità, considerando il sé come la parte più elementare e distintiva del nostro essere – in altre parole, il centro. Questo centro è di sua natura completamente differente da tutti gli elementi (sensazioni fisiche, sentimenti, pensieri e così via) che compongono la nostra personalità. Di conseguenza agisce come un centro unificatore dirigendo quegli elementi per portarli a far parte di un’organica totalità. (Ferrucci, 1982).

La psicosintesi combina molte tradizioni, l’orientale e l’occidentale in un’attenta sintesi, ricercando la saggezza universale fondamentale che riguarda la realizzazione del potenziale umano.

Autorealizzazione intesa come la suprema espressione del nostro Sé, quindi, anelito del nostro Sé come tappa finale del soddisfacimento dei bisogni dell’essere che coinvolgono i bisogni fisiologici, i bisogni di sicurezza, i bisogni di appartenenza, i bisogni di autostima ed infine, appunto, il bisogno di autorealizzazione (che può subentrare nella coscienza dell’individuo non appena si è conseguito un livello minimo di soddisfacimento dei bisogni precedenti).

Il processo per lavorare per l’autorealizzazione comprende la consapevolezza (conoscenza e risveglio) e la volontà (responsabilità, abilità, autodeterminazione).

Spetta proprio alla psicosintesi il merito di aver rivalutato la Volontà, fino ad allora trascurata dagli studi sull’uomo, quale funzione primaria del Sé, che integra, armonizza e dirige le altre funzioni della personalità verso l’autorealizzazione, cioè verso l’espressione del Sé. La volontà costituisce l’elemento dinamico del Sé il quale comprende però anche una parte passiva, il Testimone o l’Osservatore, che è ciò che resta mentre tutto cambia, è il centro consapevole, l’Essere di cui la Volontà è l’energia creativa e direttiva.

Le crisi esistenziali si verificano quando l’uomo si identifica totalmente con la personalità o parti di essa, invece di aprirsi al rapporto con una realtà più ampia, con un più elevato significato dell’esistenza.

Invece di riconoscersi come un centro di coscienza, come un Io, l’individuo si identifica in quelle che vengono denominate sub-personalità, costellazioni strutturate di comportamenti, pensieri, sentimenti, atteggiamenti costituitisi in un periodo in cui servivano per farci muovere più agevolmente nel mondo, veri e propri meccanismi di difesa inconsci,utili per sopravvivere e soddisfare i bisogni di quel momento. Alcune di queste sub-personalità hanno ancora uno scopo per l’individuo, altre non lo sono più, ma occorre comunque riconoscerle e rispettate nella validità della loro funzione primigenia. Inoltre, anche quando intraprendiamo l’evocazione e lo sviluppo della volontà possiamo scontrarci contro la resistenza dei vecchi modelli di comportamento, le abitudini dietro le quali ci siamo trincerati fin da quando la loro occorrenza aveva una finalità per il nostro benessere o la nostra sopravvivenza. Legittimare la resistenza, riconoscendola come meccanismo indispensabile per la sopravvivenza in un certo momento permette di riconoscere che la resistenza è sempre segnale di un cambiamento in atto quindi è un segnale estremamente positivo. Pertanto, ad un primo momento in cui il processo di identificazione è inconscio e noi siamo via, via le nostre parti a seconda delle pressioni esterne o interne, con il procedere della nostra evoluzione attraverso i tre grandi passi della crescita: conosci – possiedi – trasforma, o osservazione – consapevolezza – accettazione, possiamo scegliere di spostare l’identificazione da un elemento ad un altro finché possiamo acquisire la disidentificazione dalle parti della personalità e ci identifichiamo con il centro personale di identità e consapevolezza, l’Io. Non si tratta ovviamente di rinnegare le proprie parti bensì di riconoscerle come qualcosa che si ha piuttosto che qualcosa che si è. A questo punto si può riconoscere anche che i bisogni delle sub-personalità sono legittimi e si possono soddisfare in modo consapevole e responsabile. Posso consapevolmente identificarmi con queste parti per osservarle dall’interno e diventare maggiormente consapevole delle loro caratteristiche, delle loro visioni del mondo, dei loro modelli di comportamento. Le domande che ci si deve porre sono:

– cosa vuole la sub-personalità (evocando l’interpretazione emotiva di ciò che occorre)

– che cosa occorre per l’equilibrio

– che cosa ha da offrire (includendo gli attributi della subpersonalità ed evocando le qualità nascoste)

da questo momento in poi, posso rimuovere il blocco in cui mi trovavo relativamente a quella sub-personalità e sfruttare l’energia sbloccata.

Riassumendo, il processo psicosintetico parte dall’esperienza di essere un Io, mediante il riconoscimento di consapevolezza e volontà posso attuare la disidentificazione ed ottenere la trasformazione che mi permette l’integrazione delle funzioni della personalità.

L’approccio psicosintetico si può definire come la relazione di aiuto, o di guida, attraverso la quale giungere all’integrazione della personalità ed al riconoscimento di essere un Sé.

Nella psicosintesi non ci sono verità ultime, né ricette da seguire, soltanto l’incredibile saggezza del Sé che si svela e la sua aspirazione al significato e allo scopo. Non ci sono verità ultime, né ricette da seguire, soltanto l’incredibile saggezza del Sé che si svela e la sua aspirazione al significato e allo scopo.

“Sembra esserci un modo intrinsecamente giusto in cui le cose accadono: esse diventano ciò che dovevano essere….Tendono anche gli esseri umani a rivelarsi secondo tali progetti interni, o è la nostra vita una serie di fatti totalmente casuali? Credere che siamo uguali al resto della creazione appare un’ipotesi ragionevole ed utile. Secondo la dottrina orientale del “dharma”, siamo tutti chiamati a compiere un modello di vita particolare. E finché tutti i modelli avranno uguale valore ciascuno dovrebbe avvalersi della possibilità che ciascuno di noi è un’entità a se stante non confondibile con le altre. ognuno dovrebbe cercare di scoprire il modello e cooperare alla realizzazione… L’intero scopo della nostra vita è già presente in noi, e, inoltre, ad ogni stadio della vita ci sono scopi subordinati – passi lungo la via che porta al compimento del modello ideale -“. (Ferrucci, 1982).



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